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Franciacorta Brut Rosé Castello Bonomi

CastelloBonomi 006Vecchio, ma sempre attuale, discorso, ma di che colore dev’essere un metodo classico rosé? Quale dev’essere la tonalità, la sfumatura, l’intensità del colore che ammiriamo nel bicchiere e che costituisce il primo elemento di attrazione che il vino, in questo caso con le bollicine, esercita sul nostro sguardo?

La risposta, elementare, è che tutto dipende dalla quantità di Pinot nero utilizzato nella cuvée, se si tratta di un Pinot nero in purezza oppure di una cuvée dove il Pinot nero è presente in percentuali non troppo significative oppure minoritarie rispetto allo Chardonnay.

E poi dipende dalla sensibilità, dal modo di lavorare, dello chef de cave e, cosa non di secondaria importanza, anzi, dal terroir dove si opera e da dove provengono le uve utilizzate.

In Franciacorta, dove il disciplinare di produzione prevede che si possano produrre Rosé utilizzando anche solo un 25% di Pinot nero, un’altra importante differenza é data se i vigneti non sono collocati nel resto della zona vinicola bresciana, che pur può contare su aree dove il Pinot nero si esprime magnificamente, bensì in quel mondo a parte, il più antico affioramento della pianura padana, che corrisponde al nome di Monte Orfano, quel rilievo isolato che si estende nei territori dei comuni di Coccaglio, Cologne, Erbusco e Rovato per una lunghezza di oltre cinque chilometri, che troviamo sulla nostra destra mentre percorriamo l’autostrada in direzione Bergamo – Brescia.

Senza voler farla troppo complessa, il Monte Orfano è dotato di una particolare geologia, ha un’età geologica più antica del resto della Franciacorta, un particolare microclima, con temperature massime e minime più alte, un’esposizione massima al sole e una presenza calcarea spiccata. E un’epoca di maturazione decisamente anticipata.

E queste particolarità non possono che influenzare la personalità dei vini che vengono qui prodotti. Che sono decisamente diversi da larga parte della gamma dei Franciacorta prodotti in altre zone. Sono meno solari, meno caldi, meno avvolgenti e carnosi degli altri Franciacorta e presentano una sapidità, una mineralità, un nerbo acido più spiccato e hanno la tempra più del passista che dello sprinter.

E tornando al nostro interrogativo di partenza hanno un colore, i Rosé che qui vengono prodotti, meno carico, più delicato, più rosato, con una particolare brillantezza che si apprezza non appena lo si versa nel bicchiere.

L’ennesima conferma di questa evidenza, e di questa particolarità dei Franciacorta Rosé del Monte Orfano l’ho avuta nel corso di una recente visita ad una delle aziende più note dell’area, la Castello Bonomi (già Castellino) in territorio di Coccaglio già proprietà della famiglia Bonomi da inizio Novecento, e dal 2008 è entrata a far parte del celebre gruppo veneto Paladin, produttore di vini nell’ambito della grande Doc e ora anche Docg Lison Pramaggiore.

L’azienda dispone di 24 ettari di vigneto, ben cinque sono destinati a Pinot nero, il resto a Chardonnay (il Pinot bianco non viene più coltivato da anni) in larga parte posti su terreni terrazzati sui gradoni del Monte Orfano, vigneti i più vecchi dei quali risalgono a metà anni Ottanta, epoca in cui ha inizio la produzione di metodo classico, terreni con suoli in larga parte calcarei, che rappresentano diverse tipologie di terreno e diverse vocazionalità.

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Due i Franciacorta Rosé prodotti, entrambi con Pinot nero in purezza, una Cuvée rara, Cuvée Lucrezia Rosé, che riposa fino a 90 mesi sui lieviti, ed un Brut Rosé non millesimato, che sosta 30 mesi sui lieviti e il cui colore, mi raccontava Luigi Bersini chef de cave, viene estratto a freddo nella fase pre-fermentativa a contatto con le bucce e non viene più corretto e resta il colore della prima fermentazione. E non compie la fermentazione malolattica e riceve un dosaggio degli zuccheri limitato a cinque grammi litro.

A me questo Franciacorta Rosé piace, convince per il colore rosa antico, con una leggera venatura che richiama appena la buccia di cipolla, ma scarica, per i profumi franchi, intensi, di grande nitidezza, di agrumi (arancia rossa e mandarino), ribes, una freschezza ben sapida senza note dolci o di sovramaturazione.

E poi mi piace, e mi fa pensare ad un Rosé gastronomico, la bocca avvolgente e succosa, con una bella energia, una notevole spinta e una nota salata e una bocca croccante, molto equilibrato e piacevole in evoluzione. E molto giovane, considerato che la sboccatura è di metà 2015.

Castello Bonomi
Via S. Pietro, 46 – 25030 Coccaglio (Bs)
tel. +39 030 7721015
e-mail info@castellobonomi.it
sito Internet http://www.castellobonomi.it/


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2 pensieri su “Franciacorta Brut Rosé Castello Bonomi

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